Il Mio Cuore in Bocca

I

Fra moglie e marito non mettere il dito

Ma che ci si dice fra moglie e marito?

I

Fra moglie e marito non mettere il dito

Ma che ci si dice fra moglie e marito?

 

Perché in quel giorno senza fine rinchiuso

Dentro quella troppo silenziosa “family quiet room”

Senza finestra, senza aria, senza te

Per paura, bhi mo chroi i mo bheal

 

II

Fra il dire e il fare

C’è nel mezzo il mare.

 

Ma come esprimere il mare

Che c’è fra di noi e nel quale

Ci siamo immersi, due ragazzini

Ingenui, otto anni fa?

 

Quando abbiamo detto che pensavi

Di andare via per stare con me

Un vecchio anconetano

Dal campeggio ha intonato:

 

“Mogli e buoi dei paesi tuoi.”

Ma noi, non dando retta,

Mano nella mano ci siamo

Buttati, ciechi, in un mare

 

Così ignoto e profondo che dentro

Proprio mancano le parole.

Perche quell’azzurro così immenso

Che separa due terre, due lingue

 

Due popoli e due persone

Cosi diverse, per la nostra ingenuità

E la voglia di sognare

Anche, misteriosamente, ci unisce.

 

III

Quel giorno lungo aspettando il chirurgo

In quella gabbia di due metri per tre –

Un bambino perso e anche quasi te –

Bhi mo chroi i mo bheal.

 

Per te è una lingua aliena come il cinese

O il tedesco. Ma non senti nel suo ritmo

Il suono di quegli antichi popoli gaelici

In cui si esprimono ogni tanto

 

I tuoi tre guerrierini a tavola?

Bhi mo chroi i mo bheal – il mio cuore era in bocca –

Per paura di non poter piu condividere quello

Che c’è nei nostri cuori e sulle nostre labbra.

 

IV

E in quella stanza silenziosa pensavo

A Ungaretti, giorno dopo giorno,

Dopo aver perso il suo piccolo bimbo

E a come il suo cuore spaccato

 

L’ha sfogato per la bocca.

“Ora dov’è, dov’è l’ingenua voce

Che correva risuonando per le stanze?”

E a come, dopo averlo sepolto nel lontano Brasile,

 

L’oceano immane che avrebbe potuto cancellare

Ogni traccia se non fosse per il suo cuore

In bocca che bisbigliava – come avrei fatto io,

“E t’amo, t’amo, ed è continuo schianto!…”

 

V

 

La nostra storia un giorno avrà un grande successo.

Un viaggiatore, un poeta,  insomma un genio incompreso

Incontra una fanciulla bellissima sulle sponde

Dell’Adriatico e dopo che lui ha girato il mondo

 

Dieci anni piu’ tardi si sono incontrati di nuovo.

Gli sguardi si sono incrociati e subito sapevano

Che un capitolo finiva e che un nuovo viaggio

Spaventoso e splendido incominciava.

 

Non so chi farà la trama perché quello che scrivo io

Non lo leggi mai. Dopo due righe e un bel sorriso birichino

Ti scusi dicendo: “amore, è sicuramente bellissimo ma è

In inglese e non lo capisco bene,” prima di accendere la TV.

 

Forse hai ragione. Perché irlandese romantico qual sono

Quando tu ti sei lamentata che scrivevo solo di paesi

Mai visti, di libri e dei nostri figli, come risposta

Ti ho dato una bella poesia su pomodori e patate.

 

VI

 

Ma amore mio, non smetto mai di meravigliarmi

Dell’immensità nella quale viviamo noi due

E dove nessuno sa mettere mai un dito

O un piede, o un gomito o proprio conoscere o capire

 

La profondità dei nostri sogni sempre freschi.

Perché  ieri in quella stanza troppo silenziosa

Il mio cuore muto era in bocca per paura

Di non averti sempre a nuotare vicina a me

 

Dentro il nostro oceano immane,

Tu ed io, due creature magiche,

Tre pescolini colorati al seguito,

Al sicuro dal mondo dei grandi di sopra,

 

Giocando con occhiate, baci e sorrisi

Attraverso le migliaia di fluttuanti piante marine

E corallo luminoso. E ora mentre, pallida,

Dormi accanto a me nel letto d’ospedale,

 

Non per paura ma per un amore quieto

come le profondità dell’oceano, provo

Alla fine, con parole a me straniere, di mettere

Davvero il mio cuore in bocca.

 

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